Zurigo, 30 ottobre 2026 – Oggi Cantoni, Comuni e opere di soccorso ringraziano chi accompagna e cura a casa un partner, un genitore o un figlio. Il grazie è meritato. Ma non basta più. Mentre la Svizzera dice grazie, a Berna e nei Cantoni si scrivono le regole sulle cure prestate dai familiari, senza che le persone interessate siedano al tavolo. We+, l'app per i familiari curanti, ha quindi messo online una pagina dove chi è interessato può iscriversi in vista della fondazione di una federazione dei familiari curanti: weplus.care/federazione.

La risposta alle cartoline di ringraziamento del 30 ottobre: «Grazie è una parola. La partecipazione è un diritto.» Cartolina di We+ per la Giornata dei familiari curanti 2026.
La risposta alle cartoline di ringraziamento del 30 ottobre: «Grazie è una parola. La partecipazione è un diritto.» Cartolina di We+ per la Giornata dei familiari curanti 2026.Scarica

In Svizzera i familiari curanti non hanno uno statuto giuridico. Nel marzo 2024 il Consiglio degli Stati ha incaricato il Consiglio federale di analizzare la loro situazione e di verificare se uno statuto unitario a livello federale sia possibile e sensato (postulato 23.4333 della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati). Il Consiglio federale aveva proposto di respingerlo: una definizione uniforme, a suo avviso, non è realizzabile. Due anni e mezzo dopo non c'è alcun rapporto; la ricerca necessaria è stata messa a concorso solo nel maggio 2025. La rotta della Berna federale è sfavorevole ai familiari curanti. Ginevra lavora intanto a un proprio statuto, Vaud aspetta Berna: a seconda del Cantone, chi cura un familiare vive in un ordinamento giuridico diverso.

Diritti aperti, doveri scritti nel dettaglio

Mentre la questione di fondo dei diritti resta aperta, i doveri vengono già scritti nel dettaglio. Nel 2025 il Parlamento ha deciso di limitare le cure remunerate prestate dai familiari a «casi eccezionali»; il 29 settembre ha trasmesso la mozione 26.3012, che vuole distinguere le cure di base prestate dai familiari dall'«aiuto familiare» e verificare contributi ridotti. Ciò contraddice l'iniziativa sulle cure infermieristiche: nel 2021 il popolo ha iscritto nella Costituzione che chi opera nelle cure va impiegato secondo formazione e competenze. I familiari curanti hanno lo stesso corso, la stessa documentazione e gli stessi requisiti di qualità degli altri operatori sociosanitari. Sono il gruppo che l'attuazione dell'iniziativa dovrebbe trattare non meglio, ma peggio. Per We+ si profila un dovere dalla porta di servizio: prima l'ordinanza che assegna le cure alle famiglie, un giorno la domanda sui loro diritti. Non è così che una società che invecchia rinegozia la responsabilità tra famiglie, Stato e imprese: non per via di ordinanza, e non senza chi la porta.

Eppure il diritto è più chiaro del dibattito. Nel suo rapporto dell'ottobre 2025 il Consiglio federale constata che i familiari non sono tenuti a sgravare le assicurazioni sociali e che nella LAMal non esiste una base legale per imputare loro un dovere di assistenza. Un dovere di curare personalmente i propri familiari esiste solo nel diritto civile, tra coniugi e tra genitori e figli, e anche lì nei limiti di quanto è esigibile. L'obbligo di soccorso tra parenti impone denaro in caso di bisogno, non cure. E l'esigibile si restringe: il progresso medico allunga la vita, «ambulatoriale prima che stazionario» sposta le cure a casa e, secondo l'Obsan, le persone che potrebbero aiutare diminuiscono di un quinto entro il 2040 mentre il fabbisogno cresce. Lo scrive lo stesso Consiglio federale: le cure gratuite dei familiari sono destinate a diminuire e lo Stato non può esigerle. Chi vuole ridurre prestazioni invocando la famiglia ha bisogno di una base legale esplicita: una legge, con consultazione, Parlamento e referendum.

Lo strumento è pronto da cinque anni

Un anno fa il Consiglio federale ha indicato lui stesso come regolare in modo vincolante qualità e accompagnamento: nella convenzione sulla qualità secondo l'articolo 58a LAMal, che definisce lo strumento più appropriato. Oltre cinque anni dopo l'entrata in vigore della norma, le federazioni Spitex e gli assicuratori non hanno ancora presentato una tale convenzione. Alle organizzazioni dei familiari il rapporto assegna solo campagne d'informazione e punti di contatto, nessun posto al tavolo. We+ chiede che le organizzazioni dei familiari curanti ne facciano parte, come esige anche Eurocarers, la federazione europea delle organizzazioni dei familiari curanti, nella sua presa di posizione «A Fair Deal for Carers» (2024).

«Chi esige dai familiari gli stessi corsi, la stessa documentazione e la stessa qualità degli operatori sociosanitari non può allo stesso tempo tenerli lontani da ogni tavolo in cui nascono queste regole. Il grazie è bello. La partecipazione è ciò che manca.»

— Patrick Hofer, presidente di We Technology e promotore della Federazione dei familiari curanti

La Federazione dei familiari curanti

A livello federale non esiste oggi un'organizzazione di cui i familiari curanti siano essi stessi membri e in cui parlino per sé. L'organizzazione mantello delle cure alliance care, a cui aveva aderito anche la nuova associazione del personale curante senza diploma, ha deciso il fallimento il 14 ottobre dopo una riduzione del personale e sarà sciolta. La federazione nasce come associazione indipendente e senza scopo di lucro di diritto svizzero; non è uno Spitex. Vuole rappresentare gli interessi ideali, sociali, professionali ed economici dei familiari curanti, prendere posizione su progetti di legge e di ordinanza e costruire una base di soci democraticamente legittimata. Come la federazione intende lavorare e finanziarsi è descritto in una documento di discussione di due pagine: weplus.care/verein/documento-di-discussione.pdf. L'assemblea costitutiva è prevista per fine 2026. Chi vuole restare informato e partecipare si iscrive su weplus.care/federazione. L'iscrizione è una dichiarazione d'interesse, non ancora un'adesione.